Eh ma io non ho nemmeno la corrente… figurati il robot… e non prende neanche il cellulare quindi niente internet…
Proverò a fare una sessione di sguardi… ma la vedo dura… mi sa che alla fine dovrò andare di olio di gomito… ![]()
Eh ma io non ho nemmeno la corrente… figurati il robot… e non prende neanche il cellulare quindi niente internet…
Proverò a fare una sessione di sguardi… ma la vedo dura… mi sa che alla fine dovrò andare di olio di gomito… ![]()
Michael Hopf ha detto:
““Hard times create strong men. Strong men create good times. Good times create weak men. And weak men create hard times.”
Avrà ragione? ![]()
Il problema è quando arriveranno gli “hard times”… mi sa che ce li becchiamo noi in tarda età… ![]()
Sei sarcastico…senza catene non ci sarebbe libertà, senza nero non c’è bianco…ci vuole equilibrio…come in tutte le cose.
Ciao Gigi.
Sull’equilibrio sono d’accordo.
La citazione mi sembrava uno spunto per ragionare su come cambierà il nostro modo di imparare con l’AI.
Noi abbiamo imparato anche attraverso tentativi ed errori; chi avrà subito una soluzione a disposizione farà un’esperienza diversa.
È un vantaggio enorme, ma resta interessante capire come conservare la capacità di ragionare sul problema e valutare la risposta.
Il senso del mio commento era solo questo. ![]()
Visto che parliamo dei rischi connessi all’utilizzo dell’AI, vorrei sottoporvi un recente caso di cronaca, magari ne siete già a conoscenza.
OpenAI ha annunciato che un proprio sistema sperimentale aveva prodotto una dimostrazione relativa al problema di Navier–Stokes, inutile entrare nei dettagli, che peraltro non capisco!
Basta sapere che si tratta di uno dei Problemi del Millennio, per la cui soluzione il Clay Mathematics Institute ha previsto un premio di ben un milione di dollari!
L’annuncio, naturalmente, non equivale ancora al pieno riconoscimento scientifico del risultato.
La notizia ha suscitato una controversia soprattutto con Tristan Buckmaster, matematico della New York University, che stava lavorando con un collega su problemi strettamente collegati.
I due utilizzavano anche strumenti di OpenAI e, secondo quanto riferito da Buckmaster, avevano inserito in Codex bozze del loro lavoro ancora inedito.
Buckmaster ha quindi chiesto se quei materiali potessero aver contribuito all’addestramento del sistema che aveva ottenuto il risultato.
Ha raccontato di non aver ricevuto inizialmente una risposta chiara, precisando però di non sapere se i loro dati fossero stati effettivamente utilizzati.
Non si può quindi parlare di un’appropriazione accertata.
OpenAI ha negato che i propri ricercatori o sistemi avessero avuto accesso al lavoro inedito dei due matematici.
Successivamente ha dichiarato che, secondo un’indagine interna, le sessioni Codex di Buckmaster dei due mesi precedenti non potevano aver influenzato il sistema, neppure attraverso l’addestramento.
Al di là di come si concluderà questa controversia, la situazione solleva una questione concreta: un ricercatore usa un servizio come assistente e gli affida il proprio lavoro, mentre l’azienda che fornisce quel servizio può fare ricerca nello stesso campo.
Diventa quindi essenziale sapere come vengono trattati quei materiali e quali garanzie esistono sul loro utilizzo.
C’è anche il problema dei meriti.
Trovare l’idea giusta, svilupparla, completare una dimostrazione e verificarla sono contributi diversi.
Se l’AI riesce ad accelerare enormemente alcuni di questi passaggi, le idee e il lavoro che li hanno resi possibili conservano il loro valore.
La ricerca si costruisce da sempre sui risultati di chi è venuto prima: anche un progresso ottenuto con l’AI può essere nuovo e fondamentale, ma occorre spiegare che cosa è stato aggiunto e riconoscere i contributi precedenti.
Personalmente trovo straordinarie le possibilità di questi strumenti.
Proprio per questo credo che questioni come la riservatezza e l’attribuzione dei meriti vadano affrontate con chiarezza.
Se chi fa ricerca comincia a temere che il proprio assistente possa diventare, attraverso l’azienda che lo gestisce, anche un concorrente, la fiducia rischia di venire meno.
E senza fiducia si condivide meno, a danno della ricerca stessa.
dovevo metterci la faccina…
, scusami sono d accordo. L’ AI è uno strumento impressionante, come dici tu velocizza i tempi in maniera esponenziale, io la utilizzo per il codice, non essendo un programmatore, mi permette di creare comandi, conosce metodi alternativi…io sono dell’ idea che va studiata e incrementata nel flusso di lavoro…che succederà in futuro? Boh…Ci tiriamonla zappa sui piedi ? Boh…faccio un paragone, forse stupido, smettiamo di utilizzare il CAD e si torna a progettare con le squadrette, goniometro e compasso ? Dimmelo se mi sono espresso male…
Questa notizia l’ avevo letta anch’io, ne parlavo con la mia compagna alcune sere fa… è un bel casino…sarebbe come a dire che la mcneel prende i miei progetti e li utilizza o li rivende per altre aziende…se fosse così si bloccherebbe la ricerca, la condivisione di idee e anche quella diventerebbe un’ altra gara a chi c’è l ha più grosso…come tutto ora come ora. Io male che vada mi rimetto a fare il muratore ![]()
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Ciao Lucio,
non per fare il menagramo
, ma temo di non avere il tuo ottimismo.
Per molti gia’ questi sono tempi abbastanza duri; ma soprattutto c’e’ il fatto che ormai le crisi colpiscono, o possono colpire, a livello globale.
Crisi di ogni tipo: da inquinamento, distruzione dell’ambiente naturale e mutamento climatico con relative migrazioni e conflitti, a minacce di (ulteriori) guerre, per non parlare di quelle gia’ in corso. Delle epidemie abbiamo gia’ visto qualcosa.
Il tutto se vogliamo agevolato dalle moderne tecnologie che a quanto pare funzionano benissimo per indottrinare il prossimo, anche in caso di elezioni e simili.
Tecnologie che abbiamo utilizzato anche per rendere la societa’ estremamente fragile e ‘instabile’: basta poco per paralizzarla; e certo anche l’AI potrebbe inserirsi in questo scenario.
Ma a parte queste rosee previsioni …
… (Se riusciamo a sopravvivere, anche come societa’) non credo che uno strumento in piu’ cambiera’ granche’ le vite della gente.
Se non erro abbiamo gia’ da un certo tempo abbastanza conoscenze per poter vivere teoricamente tutti quanti senza grossi problemi, salvo ovviamente alcuni problemi di salute; invece continuiamo allegramente a cercare di sopraffarci a vicenda, se non proprio a cercare di eliminarci. Non tutti si comportano in questo modo, ma comunque abbastanza per ridurre il mondo nello stato pietoso in cui si trova.
Non credo che una nuova, ulteriore, capacita’ cambiera’ il nostro comportamento da questo punto di vista.
Penso che la ‘lotta per la sopravvivenza’ mutera’ solo forma per adattarsi alla nuova situazione.
Per chiudere a mia volta con una nota di ottimismo, o se vogliamo un auspicio … ![]()
In fondo l’AI potrebbe rivelarsi molto utile non solo per il lavoro. Credo sia il primo strumento che costruiamo che riguarda sia l’informazione che il ragionamento. Potrebbe anche aiutarci a governare, tra le altre cose, il gran casino causato dalla comunicazioni globale di cui sopra, che finora ha agito praticamente indisturbata. Potrebbe rivelarsi molto piu’ importante l’intelligenza che l’artificiale
… chissa’ …
bravo, so d’ accordo…vedrete ANDRA’ TUTTO BENE.
Lucio, mi candido per quando sarò definitivamente in pensione, inteso che finalmente tra qualche anno, e spero non troppi, chiuderò baracca e burattini, perché ora, anche se ho già lo status di pensionato sono attivo e produco quasi più di prima! ![]()
E sulla creatività<AI purtroppo mi sa che hai ragione. Sto vedendo cose allarmanti a 360°. Non sono contrario all’uso dell’AI, anzi mi sto abituando a prenderla in considerazione e ad usarla senza abusarne (vedi Raven) ma ho già la netta sensazione che molti lavori, intesi come li abbiamo conosciuti noi, le nuove generazioni non li praticheranno più. Non ho ancora riflettuto se sia un bene o un male. Questa è una tecnologia diversa da quelle conosciute e che abbiamo praticato.
Ok, ti ho aggiunto in lista!
Per la cronaca Skynet di Terminator ci sta già uccidendo, non preoccupatevi. Guardate cosa combinano i data center con l’acqua che poi diventa inquinata, tra animali e persone e piante ci uccidono piano piano con i tumori e malattie. Gli americani però sono bravi a nasconderlo: bevono solo bibite zuccherate e l’acqua non sanno nemmeno cosa sia… muoiono col retrogusto dolce. E toccherà anche a noi. ![]()
la donna che tiene il barattolo di acqua è Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York.
*per un americano medio quel barattolo di acqua sporca potrebbe essere acqua al gusto di caramello o cacao ![]()
James Cameron si è sbagliato di grosso: Skynet non ha bisogno dei Terminator. Gli basta raffreddare i server con l’acqua dei nostri pozzi e aspettare con calma. Niente laser, niente esplosioni, la fine dell’umanità arriva in bottiglia, con le analisi del sangue come prova.
Concordo, è sicuramente uno strumento con delle potenzialità che difficilmente possiamo paragonare a quello che è venuto prima (anche se le scoperte fatte in passato come la corrente elettrica, il motore a scoppio, gli antibiotici… sono stati comunque delle svolte incredibili che hanno fatto fare salti da gigante alle generazioni successive) e credo che tutti abbiamo intuito quali benefici / rischi comporti.
Sotto certi punti di vista è quasi come avere la bomba atomica, gli stati che hanno l’IA più forte possono distruggere quelli più deboli…
Come nell’esempio che ha riportato Fabio, chi ha in mano il controllo dell’IA diventa praticamente un padre eterno che può carpire informazioni e usarle a suo piacimento (anche se ti dicono che non hanno violato la privacy, certi dubbi possono rimanere…).
Uno degli utilizzi che secondo me sarà un aiuto incredibile è l’assistenza a persone disabili o anziane; avere un robot che ti aiuta a gestire un’altra persono non autosufficiente sarebbe la salvezza per molte famiglie che si trovano a vivere drammi quotidiani.
Li si credo che un’IA possa mantenere i “nervi saldi” e supportarti anche psicologicamente (non è una persona vera, ma sarebbe sicuramente meglio di dover cercare/pagare persone “badanti” che poi si rivelano poco professionali… e sicuramente un robot mi costerebbe meno… e lavorerebbe 24h/7).