Quello che dici va bene.
Volevo solo far comprendere che quasi tutti i cad, per lo meno quelli parametrici, impostano il setback come una aggiunta, una modalità “particolare”; in Rhino diventa la normalità (nel blend).
E’ chiaro che nella produzione, il fillet edge lo utilizzerai nella sua natura di strumento efficace senza tanti fronzoli, non “estetico”.
Il setback, eventualmente, sarebbe una aggiunta, una possibilità ulteriore (se l’ha pensato la Dassault System, come puoi vedere dal video, non vedo perché non possa essere contemplato da altri cad!).
Però non dire che un setback in un fillet edge (in g1), seppur generi raggi non costanti lungo il percorso, non si possa fare; magari a te e molti “produttori” non serve, ma sapere che possa essere definito, che possa essere presente e fattibile, è un altro paio di maniche!
L’operazione di raccordo dovrebbe essere unica; sono le varie opzioni all’interno del comando che dovrebbero cambiare e generare differenze: continuità, g1, g2…, setback, raggi costanti, variabili, andamento del raccordo, cubica, lineare, ecc.
In questo caso, guardare al parametrico, nella sua logica, organizzazione (non parlo di kernel, fattibilità, potenza…) sarebbe cosa buona e giusta.
Ci ritroveremo tra molti anni, per voler accontentare tutte le esigenze, una decina di comandi di raccordo: uno fillet, uno blend, uno variabile fillet, uno variabile blend, uno senza setback, uno coi setback… capisci che è un casino! Si generano ridondanze. Le opzioni all’interno di un comando servono proprio per depurare da certe ridondanze e stabilire un ordine.
Difatti quando fai, per esempio, un blend tra due curve, esiste l’opzione posizione, tangenza, curvatura, non è che c’è un comando che fa un collegamento in g0, un altro comando per fare il g1, e così via.
Nei raccordi di Rhino è tutto un po’ così… (potenza a parte).









o, ancor meglio, diamo in pasto tale discussione agli sviluppatori di Rhino, ne sapranno sicuramente più di noi, e se la vedono loro!);